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Francesco Petrone
megalomaME
Mariangela Capozzi
03 / 06 / 2009
01 / 03 / 2009

La manipolazione del giocattolo avviene senza inibizioni e limiti. L’artista Francesco Petrone si appropria degli oggetti in una dimensione domestica e privata, poco legata al mondo dei media e dei fumetti. La sua espressività figurativa ha infatti origine nel contatto fisico tra l’artista e l’oggetto, in un rapporto che da ludico diventa di oppressione e mutilazione, attraverso violenti interventi chirurgici sulla materia. Il giocattolo viene adorato ma anche profondamente violato, come accade all’immaginario di cui esso è portatore. Prende vita ma si ritrova attore dello spettacolo di significati messo in scena. Non è un caso che uno dei mondi in cui l’artista decide di vivere sia quello dei supereroi, figure di cui egli si appropria per travestirsi e poi smascherarsi, minacciarsi e coprirsi di ridicolo, uccidersi e rendersi immortale, mettendo allo scoperto un io che si ama tanto da compiacersi della sua cinica e perversa distruzione, fiducioso in un’auto-rigenerazione eterna del suo organismo. Si dichiara guerra e la dichiara all’ambiente esterno, con un linguaggio semplificato ed iconico, trascinando nella propria dimensione aspetti e problematiche della realtà contemporanea: la brutalità della guerra, il rilancio dell’economia con il mercato delle armi, l’ipocrisia della società e della religione.
Eroe e antieroe coincidono poiché è l’artista da solo a muovere i  pupazzi, fino a quando, stanco o annoiato, tornerà alla sua vita normale.

testo critico di Mariangela Capozzi

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